Con questi presupposti i nodi vengono immediatamente al pettine e tutto si risolve in una decisiva disfatta, anche perché il cantante chiude in anticipo le operazioni. Nonostante le previsioni della vigilia, fin troppo ottimistiche, al povero Felton Jarvis non resta altro da fare che preparare basi musicali da poter riesumare in seguito. Con soli nove master utilizzabili - che non rappresentano neanche la metà della quota prefissata - e privato in partenza di "I've Got A Thing About You Baby" e "Take Good Care Of Her" l'album pop (di quello gospel non ci sarà mai traccia) risulta dunque largamente incompleto. Sarà possibile pubblicare il sofferto "Raised On Rock / For Ol' Times Sake" soltanto grazie a una session improvvisata nell'abitazione di Elvis a Palm Springs.
Ironicamente, saranno proprio le tre incisioni "casalinghe" - Are You Sincere, I Miss You e Sweet Angeline - ad apportare l'indispensabile dose di calore a un album altrimenti sbilanciato e mancante, eccezion fatta per la bella "For Ol' Times Sake", di scenari profondi e introspettivi. La scelta del materiale non è oculata e questa sostanziale sciatteria porta un Elvis già scarsamente coinvolto ad assecondare la natura di quanto sta interpretando senza particolari sussulti. Come di consueto, la classe innata rende credibile qualunque brano venga sottoposto alla sua attenzione, ma siamo lontani dall'ardore e dalle esplosioni di ritmo dell' "Elvis Country" o, per dirla tutta, dal coinvolgimento che avrebbe poi fatto materializzare perle quali "Promised Land" e "T-R-O-U-B-L-E". "Raised On Rock / For Ol' Times Sake" espone alla critica il tallone d'Achille, rivelandosi opera generata dalla mancanza d'entusiasmo e dal periodo sofferto di chi l'ha realizzata. Forse proprio per questo ne andrebbe almeno apprezzato l'aspetto puramente documentaristico.
La "Raised On Rock" di Mark James, già autore della celebre "Suspicious Minds" non ce la fa a trasformarsi in un inno al rock 'n' roll, anche se dà l'impressione di poter invecchiare serenamente, puntellata da una buona dose di ritmo e abbellita da un evocativo ponte. Tutto ciò, naturalmente, prescindendo dal poco interessato tentativo di Elvis di calarsi nei panni del vecchio rocker che ha qualcosa da raccontare alle nuove generazioni.
Stridente il contrasto con la successiva "Are You Sincere?", che muove le lancette dell'orologio per farci approdare sulle rive di una mezzanotte dilatata dal dubbio e dalla strisciante gelosia, durante la quale le suggestioni giocano un ruolo distorto. Accompagnato da una strumentazione ridotta all'osso, Elvis trasforma un buon successo del passato in uno sfogo solitario che tiene lontano il sonno.
"Find Out What's Happening", pressante ultimatum alla lei di turno è moderatamente ipnotica, ma l'accompagnamento musicale sopra le righe fa in modo che la canzone non riesca a scrollarsi di dosso una certa monotonia di fondo.
Con "I Miss You" si torna alle intime esternazioni notturne, stavolta votate al puro rimpianto, in due minuti di una semplicità disarmante, eppure altamente coinvolgenti. Molto bella.
Chiude il primo lato del disco "Girl Of Mine", tipica canzone senza pretese in grado di solleticare la fantasia dell'artista, che puntualmente si lascia trasportare. Con il testo che sembra un messaggio lasciato sul cuscino della persona amata e la sua rilassata atmosfera country, fosse stata incisa nel 1970 avrebbe senz'altro trovato posto in "Love Letters From Elvis".
Il fatalismo, la resa incondizionata, l'accettazione del fallimento... Sono tanti i detriti che la splendida "For Ol' Times Sake" di Tony Joe White dissemina intorno a noi. Ascoltandola si ha la sensazione che Elvis stia cantando da qualche sperduto anfratto della sua anima, e che la forza della sua voce riesca a condurci a lui. Difficile non lasciarsi trasportare dal lento incedere di questa riflessione, che pare rendergli più sopportabile la sofferenza poco prima della fine del suo matrimonio.
Caratterizzata dal botta e risposta tra un Elvis curiosamente indolente e il coro, "If You Don't Come Back" ha dalla sua una rara coloritura funky e un testo che parla di ritorni invocati e pazzia, ma proprio non riesce ad elevasi al rango di vero e proprio classico.
Sulla falsariga della precedente, "Just A Little Bit" è ritmata e piacevole ma sprovvista dell'indispensabile scintilla che le permetta di imprimersi nella memoria dell'ascoltatore.
Le parole di "Sweet Angeline", cantata a Palm Springs sull'unica base di Jarvis salvata dall'oblio, sono sature di tristezza e malinconia. Davvero difficile rallegrarsi (come suggerisce lo stesso Elvis), se non per la delicata bellezza del brano, in parte sciupato dalle successive sovraincisioni.
Si chiude con "Three Corn Patches", una composizione piuttosto scialba del duo Leiber & Stoller discretamente esaltata dalla buona verve di Elvis, che assecondando una stabile ritmica dà l'idea di poter continuare ancora un po', mentre il pezzo sfuma.
Fosse stato fatto senza reali motivazioni, o in tacita ammissione che al suo interno si celassero due anime in apparente conflitto, l'album arrivò nei negozi di dischi con due titoli, posti l'uno sul fronte, l'altro sul retro della copertina. Constatare che sono stampati sul medesimo scatto fotografico non ci aiuta a dissipare la sensazione di avere a che fare con un'opera nettamente divisa, che alternando episodi di grande intensità ad altri di minore impatto continua ancora oggi a far discutere gli appassionati.
Raised On Rock / For Ol' Times Sake
(1973)
Lato 1: Raised On Rock / Are You Sincere / Find Out What's Happening / I Miss You / Girl Of Mine
Lato 2: For Ol' Times Sake / If You Don't Come Back / Just A Little Bit / Sweet Angeline / Three Corn Patches

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