C'era una volta l'album Elvis (Fool)

 

L'album Elvis, proprio la copia decisamente "sfruttata" che vi mostro, arrivò in casa a 1978 inoltrato. Tempo due o tre giorni e le sognanti note introduttive di Fool mi si fissarono in testa, dato che mia sorella prese ad ascoltare questo brano fino allo sfinimento. Quanto a me, inizialmente mi concentrai su Where Do I Go From Here e Don't Think Twice, It's All Right. Unica nota stonata, la presenza di It's Impossible, canzone stupenda che però avevo già nella raccolta Solid Gold... Dovevo scoprire chissà quanti brani, la presenza di un "doppione" mi infastidiva non poco. A undici anni ragionavo in questo modo, ma ripensandoci oggi e prescindendo dall'album in questione, che appartiene alla discografia base di Elvis, non avevo poi tutti i torti. Tanti, tantissimi LP acquistati in seguito, quando fui preso dalla smania di collezionarli con metodo, me li sarei potuti tranquillamente risparmiare.

Un concerto particolare a Saginaw

 

Il 3 maggio 1977 Elvis conclude a Saginaw - dove si era già esibito il 25 aprile - il terzo tour dell'anno. Un concerto particolare, che Elvis apre con That's All Right (Mama) per poi provare a cantare Trouble, che purtroppo non viene portata a termine. Le pause, i brani soltanto accennati, le false partenze e i due pezzi eseguiti nel finale da Sherrill Nielsen ci lasciano facilmente intuire quanto Elvis fosse stanco al termine di un giro di concerti impegnativo, eppure, come sempre del resto, non mancano i bei momenti.

Da notare che Elvis allunga un po' troppo la prima parte dello show, così, dopo l'interminabile introduzione della band lascia subito spazio a Sherrill Nielsen - in modo da recuperare ulteriormente le forze -  per poi eseguire unicamente il collaudato medley Mystery Train - Tiger Man (arrivato proprio quella sera alla sua ultima resa live) prima della conclusiva Can't Help Falling in Love. Ormai la sua esibizione era perfettamente calibrata per permettergli di esprimersi al meglio e il numero di brani in scaletta doveva essere necessariamente quello.

Also Sprach Zarathustra / That's All Right (Mama) / rouble [incompleta] / I Got a Woman - Amen / Love Me / Happy Birthday Linda / Big Boss Man [accennata] / Hound Dog / Trying to Get to You / Jailhouse Rock / My Way / Little Sister / (Let Me Be Your) Teddy Bear - Don't Be Cruel / O Sole Mio [Sherrill Nielsen] - It's Now or Never / Love Me Tender / Why Me, Lord? [con falsa partenza] / Polk Salad Annie [con falsa partenza] / Band introductions - Early Morning Rain - School Days / Danny Boy [Sherrill Nielsen] / Walk With Me [Sherrill Nielsen] / Mystery Train - Tiger Man / Can't Help Falling in Love

Il Promised Land più prezioso

 Ai vecchi tempi, e per vecchi tempi intendo quando ero un bambino alle prese con gli album del mio idolo, avevo la pessima abitudine di togliere il cellophane a protezione dei 33 giri. Semplicemente non ci pensavo, toglievo e ascoltavo, poi mettevo l'ultimo disco arrivato accanto agli altri LP della mia piccola collezione. Se poi ci mettiamo che all'epoca era un continuo prendere, osservare, girare e rigirare fra le mani i miei pochi dischi di Elvis, abbiamo il quadro completo della situazione...

A rimetterci maggiormente fu il Promised Land che vi mostro, acquistato - insieme al Today - nell'ottobre del 1977. Quel giorno è rimasto scolpito nella mia mente, in quanto mia madre disse che potevo prenderne due. Non mi parve vero, dissi soltanto "Due? Ma sei sicura? Sono dodicimila lire...". Era sicura. Curiosamente, scelsi i due album in studio del 1975 e ancora oggi, quando ne ascolto uno, mi viene voglia di ascoltare anche l'altro. Sempre così. Evidentemente rivivo le magiche sensazioni legate a quei giorni lontani.

Foto di Roberto Paglia

Elvis ai tempi del Moody Blue italiano

Come ho avuto modo di scrivere in altre occasioni, il mio secondo album di Elvis fu From Elvis Presley Boulevard, Memphis, Tennessee. Ero un bambino e mi affidai a mia madre, che rimase talmente colpita dallo scatto in copertina da esclamare "prendiamo questo!". Quando lo ascoltammo per la prima volta, lei scoprì che Hurt altro non era che A chi e se ne innamorò all'istante. Invece mia sorella, più grande di me di due anni, non apprezzò il LP, che a suo modo di intendere le cose era troppo distante dal rock 'n' roll e dall'idea che si era fatta di Elvis. Ancora oggi rivivo la scena... Vedo lei che guarda perplessa il disco che gira e la sento dire "sembra lirica". Le sue parole mi ferirono profondamente, non sopportavo che si mancasse di rispetto al mio idolo e di conseguenza presi ad ascoltare il Boulevard quando ero solo in casa, oppure a basso volume per non innescare altri commenti negativi. 

In virtù di questa esperienza, il nostro terzo acquisto elvisiano fu una compilazione dall'eloquente titolo Rock 'n' Roll. Ricordo che lo scelsi personalmente. Tra le altre cose, pensai che con questo disco avrei messo fine alle lamentele di mia sorella una volta per tutte. Così fu, in effetti, perché quando arrivò Blue Suede Shoes lei impazzì letteralmente. Passarono un paio di mesi e sul finire di novembre del 1977, forse si era ai primi di dicembre, fu il turno del 33 giri Moody Blue, che all'epoca era a tutti gli effetti l'ultimo album di Elvis Presley, essendo uscito da poco. Solita scena: tornammo a casa, ci sedemmo sul divano e iniziammo ad ascoltare. Partì Unchained Melody e dopo circa un minuto pensai "oddio, questa è come Hurt e le altre di Boulevard, adesso ricomincia con la storia della lirica...". A me quel pezzo piaceva ed ero pronto ad argomentare con tutte le mie forze per difendere Elvis, invece accadde qualcosa che non avevo minimamente previsto. Guardai mia sorella. Sembrava in trance, con gli occhi fissi nel vuoto e la bocca semiaperta. Quando la canzone volse al termine, in un crescendo travolgente, sussurrò "questa è stupenda"... Bene, il mio eroe aveva messo le cose a posto. 

Foto di Roberto Paglia. La mia prima copia di Moody Blue.     


I regali di una volta: A Legendary Performer - Elvis, Volume 3

Nel 1978 il mio regalo di Natale fu questo. Immaginavo si trattasse di un disco, la forma del pacchetto infiocchettato me lo lasciava intuire facilmente, tuttavia un paio di giorni prima del 25 dicembre mio cugino mi fece venire qualche dubbio... Ricordo che prendendomi da parte mi sussurrò all'orecchio con fare cospiratorio "non posso dirti cos'è, ti dico solo che è doppio e che costa 12000 lire...". Doppio? Elvis in Concert mi era stato regalato l'anno precedente, così come Elvis' 40 Greatest (quello con i vinili rosa) era arrivato a casa da circa un mese, altri album doppi da aggiungere alla mia collezione proprio non mi risultavano. Il resto è storia. Quando mi trovai davanti A Legendary Performer - Elvis, Volume 3 rimasi letteralmente a bocca aperta. D'accordo, i dischi rosa erano stupendi, ma l'immagine di Elvis su un disco... Non avevo mai visto una cosa del genere e riuscii a dire soltanto "ma è finto o funziona?". Lo feci girare, funzionava perfettamente. 

Questo album non si rivelò soltanto bello esteticamente, ma portò in dote tante canzoni mai ascoltate prima. A colpirmi maggiormente furono Danny, Let Yourself Go e una versione di It Hurts Me (dallo Special del 1968) diversa da quella che conoscevo. Da bambino procedevo così, aggiungendo, quando possibile, qualche tassello alla conoscenza del mio idolo. Piano piano, emozionandomi ogni volta. Elvis mi ha accompagnato per tutta la vita, come potrei non amarlo profondamente?

ps: Grazie Mario Corradduzza

Il 20 aprile 1970 usciva il singolo "The Wonder of You"

La copertina di questo singolo - uscito il 20 aprile 1970, quindi cinquantadue anni fa giusto oggi - mi ha sempre incuriosito, perché ci mostra un Elvis riconducibile agli anni '60 proprio nel momento in cui lui era tornato ad esibirsi dal vivo e il suo aspetto era profondamente cambiato.

Quasi a voler separare i due decenni, non soltanto musicalmente, la copertina del successivo 45 giri I've Lost You (luglio 1970) non mostrerà Elvis, che invece tornerà su quella di You Don't Have to Say You Love Me in ottobre, con uno scatto più al passo coi tempi.

Comunque, indipendentemente dalla veste grafica, The Wonder of You entrò nella Top 10 americana, spingendosi fino al 1° posto in Gran Bretagna. Successo ampiamente meritato, una grande interpretazione che emoziona ancora oggi.

Foto: Roberto Paglia

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