Memphis in bianco e nero
Vidi il convoglio arrivare da lontano, lento e implacabile come il calare del sole. Quel fiume di metallo era di un bianco accecante, di una bellezza che toglieva il respiro eppure ostile, carico di sentimenti appassiti e poi calpestati dai dispetti del fato. Ecco il nemico che avanza, pensai, adesso ci invade e cambia le nostre vite, ci toglie il sorriso e i colori. Avrei voluto fermarlo, riavvolgere il nastro per spingerlo indietro, ma non ero mai stato bravo a giocare con il tempo. Quando l'esercito invasore si fece pericolosamente vicino credetti di eluderlo scappando, ma i miei arti inferiori erano simili a radici piantate nell'asfalto bollente. Poi il sipario calò su Memphis, oscurando il nostro pezzo di cielo dipinto e rimescolando le lacrime cadute nella polvere. Finalmente potei abbassare la guardia e abbandonarmi a quel regale saluto, a quell'ultimo "thank you very much" non detto. Quel giorno gli amplificatori non dispensarono emozioni, ma sembrò fragoroso come un tuono.
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