Dischi nuovi, ostacoli vecchi: La recensione di "Pure Gold"

Preso dall'attività concertistica e affetto da una vera e propria idiosincrasia nei confronti del lavoro in studio, tra il 1972 e il 1975 Elvis si decide a registrare soltanto in cinque occasioni, volendo includere tra queste un breve soggiorno "lavorativo" nella sua abitazione di Palm Springs risalente al 1973. Decisamente poche, se consideriamo i ritmi sostenuti in altri tempi e la tabella di marcia della RCA, abituata a tenere sotto pressione gli acquirenti per mezzo di una lunga serie di prodotti lanciati sul mercato senza soluzione di continuità. Una strategia sorpassata, tipica dei decenni precedenti che nel caso di Elvis aveva contribuito a determinare un numero non indifferente di disastri. Tra la pubblicazione di "Elvis - That's The Way It Is" e quella di "I'm 10,000 Years Old - Elvis Country" - in assoluto due dei migliori album del cantante - erano infatti intercorsi cinquanta giorni (un autentico suicidio commerciale) e una situazione non dissimile, anche se meno marcata, si era verificata con l'emissione piuttosto ravvicinata di "Elvis Now" / "He Touched Me" (1972) e "Elvis" [Fool] / "Raised On Rock" (1973).

La penuria di materiale, acuitasi in virtù delle infelici mosse della RCA, non impedisce alla storia di ripetersi nel 1975, quando due preziosi album in studio - "Promised Land" e "Today" - sono posti in vendita rispettivamente a gennaio e maggio, per lasciare poi scoperti i restanti sette mesi dell'anno. Anzi, nel caso in cui qualcuno avesse ancora soldi da spendere per la giusta causa presleiana, ai discografici viene la brillante idea di allettarlo con una nuova antologia in linea economica, pronta per marzo. Inutile dire che nessuno di questi dischi farà molta strada in classifica.

"Pure Gold" è compilato attingendo a piene mani dal passato remoto dell'artista, nonostante il maestoso scatto in copertina lasci supporre una chiave d'ascolto più attuale. Qualcosa di analogo era stato fatto in tempi recenti con l'ambiziosa raccolta "A Legendary Performer - Elvis, Volume 1", provvista però di diversi inediti.

"Love Me Tender", "Don't Be Cruel", "All Shook Up", "Loving You" e "Jailhouse Rock", che rappresentano l'esatta metà del disco, erano già stati punti di forza del celebre "Elvis' Golden Records" e successivamente del box "Worldwide 50 Gold Award Hits, Volume 1". Si tratta di classici senza tempo, ma è indubbio che questa ennesima riproposta risulti priva di fascino. Di moderato interesse sono i recuperi di "Fever "- tornata evidentemente in auge grazie all'inclusione nel mega progetto "Aloha From Hawaii" - e di "I Got A Woman", una presenza fissa nelle set list degli spettacoli di Elvis. Curiosa è invece la presenza di "It's Impossible", inclusa nel già citato "Elvis" [Fool] meno di due anni prima. Vada per la bellezza della performance, ma si sarebbe potuto soprassedere. La track list è completata da "In The Ghetto" e "Kentucky Rain", due perle realizzate a Memphis nel 1969 che avevano contribuito a rilanciare l'immagine di Elvis dopo la sua lunga permanenza a Hollywood. La seconda delle due, reperibile soltanto nel sopra citato box "Worldwide 50 Gold Award Hits, Volume 1" è finalmente alla portata di coloro che si erano persi il singolo e non avevano potuto acquistare il costoso set.

Poco altro da dire. Forse sarebbe stato opportuno concentrarsi su un concetto più intrigante, come il quinto volume della popolare serie Golden Records, disco poi materializzatosi nel 1984. A "Pure Gold" non manca certo la qualità, perché sotto questo punto di vista contiene grande musica, ma "Promised Land" e "Today" avrebbero meritato di farsi largo nelle charts senza un ostacolo piazzato sul loro cammino. In fondo, "Jailhouse Rock" la sua chance l'aveva già avuta, "T-R-O-U-B-L-E" ancora no...

PURE GOLD (1975)

Lato 1: Kentucky Rain / Fever / It's Impossible / Jailhouse Rock / Don't Be Cruel

Lato 2: I Got A Woman / All Shook Up / Loving You / In The Ghetto / Love Me Tender

Nessun commento:

Posta un commento

Leggi anche